Opus Dei. Bollettino RomanaBollettino della Prelatura della Santa Croce e Opus Dei

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18 • Gennaio - Giugno 1994 • Pagina 40
 
 
 
 •  ALVARO DEL PORTILLO, VESCOVO PRELATO DELL'OPUS DEI
 

Alcuni interventi del Vicario Generale

Subito dopo il transito di Mons. Alvaro del Portillo, il Vicario Generale ha fatto in modo che la dolorosa notizia giungesse, nei limiti del possibile, personalmente ai fedeli dell’Opus Dei tramite le autorità della Prelatura nelle diverse circoscrizioni.
Man mano che si diffondeva la notizia, professionisti dell’informazione italiani e stranieri accreditati a Roma sono convenuti nella Curia prelatizia. Venendo incontro alle loro aspettative, il Vicario Generale della Prelatura ha diramato nella mattinata del 23 marzo una dichiarazione scritta, che molti giornali hanno riportato l’indomani, inserendo spesso la notizia in prima pagina e rimandando poi a servizi più particolareggiati all’interno.


Dichiarazione del Vicario Generale

«La morte del Padre è stata inattesa, repentina. Questa mattina mi ha chiamato poco prima delle 4 perché non si sentiva bene. È venuto subito il medico: è stato fatto tutto il possibile. Quando ci siamo resi conto della gravità della situazione, gli abbiamo impartito gli ultimi sacramenti, secondo un vivo desiderio, da lui spesso manifestato nel corso della sua vita.
»Era appena rientrato da un pellegrinaggio in Terra Santa. Ieri aveva celebrato la Messa nella chiesa del Cenacolo, a Gerusalemme; nei giorni precedenti aveva visitato gli altri luoghi santi, rivivendo la vita del Signore, dalla nascita fino alla morte in Croce. Sono state giornate di intensa preghiera. Era molto contento, felice di trovarsi nella terra che fu santificata dalla presenza fisica di Gesù, il suo grande Amore. Ha pregato molto per il Papa e per tutta la Chiesa.
»Egli aveva anche incontrato i membri dell’Opus Dei che stanno iniziando l’attività apostolica della Prelatura nel Medio Oriente, ricordando loro che dobbiamo amare Dio con opere, compiendo i nostri doveri quotidiani nel desiderio di servire la Chiesa, il Papa e tutti gli uomini, cercando di seminare intorno a noi la pace e la gioia, specialmente in zone come quella, lacerata dalla violenza.
»Ora è tempo di pregare. Abbiamo pianto d’amore e di gratitudine, perché il Padre ha lavorato fino all’ultimo momento come sacerdote di Dio, con una dedizione piena agli altri e senza mai pensare neppure minimamente a se stesso. La sua figura episcopale era l’immagine del Pastore che, ad imitazione di Cristo, dà la vita per le pecore. Egli è stato veramente seminatore di pace e di gioia per noi, suoi figli, e per migliaia di persone. Il Padre imparò dal nostro Fondatore, il Beato Josemaría Escrivá, che dobbiamo trasformare tutto in preghiera. Perciò ora vogliamo che diventino preghiera anche le nostre lacrime».


Con i giornalisti nella Curia prelatizia


Nel pomeriggio dello stesso 23 marzo, Mons. Echevarría ha avuto un incontro con giornalisti di diversi Paesi, desiderosi di conoscere i particolari del transito del Prelato dell’Opus Dei. Il Vicario Generale ha esordito con alcune considerazioni sulla figura di Mons. Alvaro del Portillo e ha risposto poi alle domande dei giornalisti. Ecco il testo della conferenza stampa.

«La scomparsa del Prelato dell’Opus Dei, del Padre, come familiarmente lo chiamavamo, è stata per tutti noi un momento duro, non solo perché non ce l’aspettavamo, ma anche per il dolore che la separazione dalle persone amate sempre reca con sé. Nulla faceva supporre una fine così repentina. Solo dieci giorni fa avevamo intrapreso un pellegrinaggio in Terra Santa e durante tutto il viaggio il Padre era sempre stato accompagnato dalla serenità e dalla pace soprannaturale così caratteristiche in lui. In ogni istante le sue parole ed i suoi gesti testimoniavano il suo profondo amore per la Chiesa, la sua sincera venerazione per il Romano Pontefice e per la gerarchia ecclesiastica, la sua sollecitudine per tutte le anime, la sua preoccupazione per la pace nel mondo. Neppure un segno di indisposizione o di malessere, salvo la normale stanchezza dovuta anche all’età.
»Quando questa mattina ci siamo resi conto della gravità della situazione, abbiamo adottato tutte le risorse mediche a disposizione, ma è stato inutile: vedevamo che la vita se ne andava e contemplavamo la serenità con cui affrontava il passo della morte, in teoria doloroso, ma che il nostro Fondatore ci insegnò a considerare come l’abbraccio eterno con Dio. L’abbiamo assistito dal punto di vista medico con tutti i mezzi a nostra disposizione e, da quello spirituale, abbiamo cercato di esaudire un desiderio che manifestava già da molti anni: voleva ricevere gli ultimi sacramenti, li amava e li desiderava ardentemente. Così gli sono stati amministrate sia l’Unzione dei malati, mentre era ancora vivo e cosciente, sia l’assoluzione sacramentale, più volte. Penso che il Signore, nella sua misericordia, avrà assistito con un sorriso indulgente all’impegno con cui abbiamo ripetuto più volte la formula dell’assoluzione, pur sapendo che Mons. del Portillo era perfettamente preparato alla morte.
»In Terra Santa ha visitato i luoghi sacri con la commozione di seguire le orme terrene di Nostro Signore. Sono stati per lui giorni di autentica vibrazione apostolica, di intenso raccoglimento e di profonda pietà.
»Dapprima siamo passati per la Galilea. Abbiamo potuto fare la meditazione in luoghi molto significativi per noi cristiani, come ad esempio in riva al lago di Tiberiade, dove Mons. del Portillo ha lasciato che lo zelo apostolico, così caratteristico di tutta la sua vita, si espandesse a sognare la pesca miracolosa d’anime cui Gesù chiama ovunque tutti i cristiani. Ovviamente è stato anche a Betlemme e ha celebrato la Messa nella grotta in cui la tradizione dice che nacque il Signore. L’ultimo giorno ha celebrato nel Cenacolo e probabilmente già lì Iddio completava la sua preparazione spirituale immediata all’abbraccio con cui lo ha accolto accanto a Sé questa mattina.
»Mentre eravamo in Terra Santa si è incontrato con i fedeli della Prelatura dell’Opus Dei che svolgono laggiù la propria attività professionale. Come tutti i membri dell’Opus Dei, anch’essi si impegnano nell’apostolato mediante la santificazione del lavoro ordinario ed una sincera amicizia con tutti i colleghi, gli amici, i compagni, i familiari, nel desiderio di aiutarli ad avvicinarsi di più a Dio, ma nella consapevolezza di non essere migliori degli altri e di avere lo stesso bisogno d’aiuto spirituale.
»Penso che questo viaggio di Mons. del Portillo sia stato come un anticipo di quella gioia pasquale che ora starà godendo in Cielo, dove si sarà incontrato con il nostro Fondatore, e che da lì ci benedice. Tutti noi, membri dell’Opus Dei, sentiamo questa separazione fisica come una lacerazione e abbiamo pianto, perché sappiamo che se n’è andato un vero padre. Un padre che aveva veramente a cuore i problemi di ciascuna delle sue figlie e di ogni suo figlio: indovinava e faceva sua persino la minima necessità spirituale o materiale che potevamo avere, dato che in questo consiste la vera paternità, nel vegliare sui bisogni di ognuno dei propri figli.
»Questa è l’ora di pregare. Siamo molto sereni e molto tranquilli, certi che il Signore, per intercessione di nostro Padre e adesso anche per intercessione del Prelato dell’Opus Dei, continuerà a reggere e a governare l’Opera dal cielo. Ci accompagna perciò la persuasione che proseguiranno per la Prelatura i tempi dell’espansione: l’apostolato si estenderà in altri luoghi; arriveremo a più anime, che stanno attendendo la chiamata di Dio; nella consapevolezza della nostra debolezza di poveri strumenti, continueremo a coltivare l’unico desiderio di servire Dio, la Chiesa e le anime, cercando, con tutte le nostre personali miserie, di santificarci laddove il Signore ci ha posti.
»Il Padre, Monsignor Alvaro del Portillo, ha imparato dal Beato Josemaría Escrivá a trasformare tutto in orazione. Io posso dire di essere stato al suo fianco fin dal 1950, quando ho avuto la fortuna di venire ad abitare accanto al Beato Josemaría Escrivá. Ho potuto essere testimone della missione di un figlio fedele, che si è adoperato sempre per vivere all’ombra del Padre, assecondando in tutto l’azione del Fondatore dell’Opus Dei. Una volta succedutogli alla guida dell’Opera, egli ha fatto fruttificare la grazia fondazionale assicurando la più piena continuità: in questi diciannove anni ci ha governato con la amabilità di chi compie un dovere gioioso e, al tempo stesso, estremamente impegnativo. Lo ha svolto, ripeto, con una serenità ed una pace inalterabili, poiché era sempre immerso in Dio. Era —lo posso dire in tutta verità, perché è così— il migliore dei figli che il Beato Josemaría ha avuto qui sulla terra».

Che cosa ha rappresentato Monsignor Alvaro del Portillo per l’Opus Dei, che cosa ha lasciato?
«Ha lasciato una traccia molto profonda, uno dei cui segni è il senso di filiazione e l’impegno di lealtà, in primo luogo nei confronti di Dio Nostro Signore e, poi, dello spirito dell’Opus Dei trasmessoci dal Fondatore. Incarnava alla perfezione nella propria vita tutti gli aspetti della spiritualità dell’Opus Dei e li faceva anima della sua anima, sangue del suo sangue. Non aveva altro desiderio che fare l’Opus Dei in tutti gli istanti della sua vita qui sulla terra. Questa l’eredità che ci ha lasciato: un’autentica lealtà allo spirito affidato dal Signore al Beato Josemaría Escrivá de Balaguer».

Ha avuto problemi di salute ultimamente?
«Monsignor Alvaro del Portillo, quando il Signore lo ha chiamato alla sua presenza, aveva ottant’anni e le normali limitazioni fisiche derivanti dall’età, ma non soffriva di malattie che non gli consentissero di condurre una vita regolare. La prova di ciò è che dieci giorni prima ha compiuto questo pellegrinaggio in Terra Santa: ha camminato a lungo, ha salito e disceso molte scale, si è spostato con tutta naturalezza da una parte all’altra e si è chinato spesso a baciare i luoghi che Nostro Signore ha santificato con la sua presenza».

Le diceva che poteva morire, le dava qualche consiglio?
«A me non dava alcun consiglio speciale, perché io nell’Opus Dei sono uno fra tanti, come tutti gli altri membri dell’Opera. Certo parlava della morte, perché nell’Opus Dei siamo abituati a considerare che la morte è Vita. Non temiamo la morte, l’amiamo come la nostra amata sorella morte. Pensava che quel giorno sarebbe giunto quando, come e dove il Signore avesse voluto, e che sarebbe stato il benvenuto. Insomma, egli era molto bene preparato alla morte.
»Posso dire che parlava della morte come di una realtà in qualche modo familiare, un ritorno del figlio a casa, dove il Signore l’aspetta per stringerlo in un abbraccio eterno. Personalmente, con l’esempio della sua vita e con le sue parole, mi ha dato il consiglio di essere sempre molto leale allo spirito dell’Opus Dei consegnatoci dal Beato Josemaría».

Ha parlato con il Santo Padre?
«Naturalmente abbiamo comunicato la morte del Prelato alla segreteria del Santo Padre e alla Segreteria di Stato. Ci sentiamo sempre molto protetti dall’orazione, dalla simpatia e dall’affetto del Padre Comune, del Santo Padre, chiunque egli sia; ma in questi momenti ancora di più. Il Santo Padre ha dimostrato sempre tanto affetto per l’Opus Dei, così come per altre istituzioni.

Monsignor Alvaro del Portillo ha avuto la morte che lui diceva era toccata in sorte anche al Beato Escrivá, “morire senza dare fastidio”, una morte che tutti invidiamo. Tuttavia il periodo che gli è toccato nel governo dell’Opus Dei non è stato un periodo per niente facile...
«È stato un periodo bello, una meravigliosa avventura, per molti motivi. Si trattava di raccogliere il testimone da un santo ed egli ha accettato questa sfida, se posso esprimermi così, e ha continuato con il garbo, il ritmo e la fortezza con cui ha agito il nostro Fondatore. Poi, e io penso grazie alle sue qualità umane e soprannaturali, alla sua preghiera e alle preghiere con cui in tutto il mondo tanta gente sosteneva le sue intenzioni, ha avuto la grande fortuna di portare a termine la configurazione giuridica della Prelatura dell’Opus Dei e, due anni fa, la beatificazione del Fondatore, il riconoscimento da parte della Chiesa della vita eroica vissuta da Mons. Escrivá, un’iniziativa che Mons. Alvaro del Portillo seguì molto da vicino. Sono convinto che si sono dati un abbraccio molto stretto questa mattina, quando il Signore lo ha chiamato alla sua presenza».

Oltre all’eredità del Fondatore, quali qualità di Monsignor del Portillo metterebbe in evidenza?
«La pace, la naturalezza, il senso soprannaturale, la capacità di voler bene alla gente, la disponibilità nel servire tutti, l’enorme capacità di lavoro e, soprattutto, la determinazione di stare sempre attento a quello che Dio gli chiedeva, con l’orazione e la mortificazione: non si negava alla mortificazione e questo è un’altro modo di pregare».

Sa chi verrà al funerale...?
«Devo dire, in tutta sincerità, che il nostro primo pensiero adesso è quello di prepararci noi ad assistervi con grandissima pietà. Molte persone ci hanno comunicato la propria intenzione di partecipare al funerale, ma ancora non si può prevedere con esattezza chi di fatto verrà. Da parte mia, sono assai grato delle commoventi espressioni di affetto fatteci pervenire da tante autorità civili ed ecclesiastiche, che ci sono state vicine in questi momenti. Molti ci hanno voluto confermare di aver sofferto con noi per questa perdita, perché anch’essi la considerano come una perdita per la Chiesa; al tempo stesso ci hanno assicurato che condividono con noi la certezza di avere un nuovo valente intercessore dinanzi al trono di Dio».

Quali sono le ultime parole che ricorda di Monsignor Alvaro del Portillo?
«Proprio ieri, poco prima del nostro arrivo a Roma, diceva: “sono molto felice di aver compiuto questo viaggio, penso che è stata una carezza del Signore”. Alla luce di quanto è successo questa notte, penso davvero anch’io che sia stata una carezza divina attraverso la quale Iddio lo ha preparato nel migliore dei modi a questo incontro definitivo con Lui.
»Era molto grato a Dio per aver potuto compiere questo viaggio, durante il quale ha avuto la fortuna di riunirsi con arabi ed ebrei, ed ha potuto esercitare il ministero della Parola con tutti, senza distinzioni».


Un articolo ne “L’Osservatore Romano”

“L’Osservatore Romano” di venerdì 25 marzo ha pubblicato un articolo del Vicario Generale dell’Opus Dei sulla figura di Mons. Alvaro del Portillo. L’articolo, dal titolo “Un sacerdote, un padre”, è corredato da una fotografia del Santo Padre Giovanni Paolo II in preghiera dinanzi alle spoglie mortali del Vescovo Prelato dell’Opus Dei, nella Chiesa prelatizia di Santa Maria della Pace. Lo stesso articolo è stato pubblicato in spagnolo dal giornale “ABC” di Madrid in terza pagina. Lo proponiamo di seguito.

UN SACERDOTE, UN PADRE

«Ieri notte un collasso cardiocircolatorio ha troncato la vita di S.E. Mons. Alvaro del Portillo, Prelato dell’Opus Dei. Mi aveva chiamato poco prima delle 4, comunicandomi l’improvviso malessere: mentre il medico gli prestava le cure necessarie, io stesso gli ho impartito gli ultimi sacramenti, secondo un suo esplicito desiderio.
»Lo sguardo è velato dalle lacrime, ma sale dal cuore un sentito atto di ringraziamento: le circostanze che hanno accompagnato il suo transito al Cielo recano infatti il segno di un’ultima carezza paterna di Dio. La sera stessa eravamo rientrati da un pellegrinaggio in Terra Santa: una settimana di intensa preghiera, durante la quale ha potuto ripercorrere in commosso raccoglimento i passi di Gesù. Nel corso del viaggio ha tenuto incontri pastorali con numerosi fedeli, esortandoli a farsi promotori di pace: la pace sociale è conseguenza della pace interiore, che scaturisce dalla corrispondenza personale alla grazia divina, dalla lotta di ciascuno contro le tracce di peccato che portiamo in noi.
»Ieri aveva celebrato la Santa Messa per l’ultima volta a Gerusalemme, nel Cenacolo. E proprio ieri sera era tornato a Roma: quando il Signore lo ha chiamato a Sé, un gruppo di suoi figli gli stava accanto. Le lacrime sono preghiera. E, nella preghiera, dolore e consolazione si incontrano e si confondono.
»Ma la preghiera oggi è anche rivolta a supplicare da Dio la grazia di aiutarci a raccogliere l’eredità lasciataci da Mons. del Portillo. Tutta la sua vita è stata un continuo atto di fedeltà al messaggio spirituale del Beato Josemaría Escrivá. Qui la radice della fecondità con cui il Signore ha benedetto il lavoro di questo suo Servo da quando, nel 1935, era entrato ventunenne a far parte dell’Opus Dei.
»Nel mese di maggio del 1939, poco dopo la fine della guerra civile spagnola, il Beato Josemaría Escrivá gli scriveva queste parole: «Com’è bianco il cammino —lungo— che ti resta da percorrere! Bianco e pieno di frutti, come un campo maturo. Benedetta fecondità d’apostolo, più bella di tutte le meraviglie della terra! »
»Dopo la fine delle ostilità, seguirono in rapida successione la ripresa stabile delle attività apostoliche dell’Opus Dei in tutto il Paese, la laurea in ingegneria, l’inizio dell’attività professionale e, soprattutto, la stretta collaborazione con il Fondatore nel governo dell’Opus Dei: quasi quarant’anni vissuti insieme, gomito a gomito, giorno dopo giorno, e che sono stati una scuola continua di unione con Dio, di preghiera ininterrotta, di dedizione alle anime, di amore alla Croce, di un sacerdozio vissuto fin nelle fibre più riposte del cuore.
»S.E. Mons.Alvaro del Portillo fu uno dei tre primi membri dell’Opus Dei a venir ordinato sacerdote il 25 giugno 1944. Fra pochi mesi avrebbe celebrato il giubileo sacerdotale. Le attese, espresse dal Beato Josemaría in quella lettera, si sono compiute: una sequenza meravigliosa di grazie che mi sembra doveroso ricordare. Dio è fedele alle sue promesse. Ogni sacerdote, anche se si trova per il ministero nel villaggio più sperduto, è testimone della fecondità che promana dal sacerdozio di Cristo: frutti per lo più invisibili agli occhi degli uomini, non traducibili in dati statistici, ma la cui consistenza ha la durata dell’eternità. Frutti di grazia, di fedeltà all’impegno cristiano, di pace, di comprensione e di perdono, di generosità e di sacrificio, di dolore trasfigurato in amore.
»Cristo è vivo nella sua Chiesa ed agisce attraverso la voce del sacerdote e le sue mani consacrate. La grazia, che fluisce dai sacramenti e dall’annuncio coraggioso e fedele della Parola, incessantemente rinnova i miracoli evangelici: “Anche adesso viene ridata la vista ai ciechi, a persone che avevano perso la capacità di guardare il cielo e di contemplare le meraviglie di Dio; si dà libertà agli zoppi e agli storpi che si trovavano paralizzati dalle proprie passioni, con un cuore che non sapeva più amare; si ridà l’udito ai sordi che non volevano più saperne di Dio; si riesce a far parlare i muti, che avevano la lingua impedita perché non volevano confessare le proprie sconfitte; e si risuscitano i morti, coloro nei quali il peccato aveva spento la vita” (Josemaría Escrivá, È Gesù che passa, n. 131). Dispensatore dei misteri divini, il sacerdote fedele ascolta echeggiare nell’intimo della propria anima le parole di Gesù: «Rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli» (Lc 10, 20). Io sono testimone dei prodigi operati da Dio attraverso il ministero di Mons. del Portillo; perciò non esito a credere che il Signore lo abbia accolto nella sua gloria.
»Rileggo quello che ho scritto finora e vedo che le parole “fedele” e “fedeltà” sono le più ricorrenti: un’imperfezione stilistica che non intendo emendare, perché traccia il ritratto per me più pertinente della personalità di S.E. Alvaro del Portillo. Con lui ho condiviso la certezza che il Beato Josemaría Escrivá fu lo strumento scelto da Dio per una missione provvidenziale per la vita della Chiesa ed in lui, in quarantaquattro anni di collaborazione, ho percepito la conseguenza coerente di tale convinzione: sempre, ma soprattutto dal 15 settembre 1975, quando, alla prima votazione e all’unanimità, fu designato a succedergli alla guida dell’Opus Dei, ha deciso di essere soltanto l’ombra del Fondatore. In questa fedeltà senza smanie di aggiornare ciò che, come il Vangelo, è perennemente attuale (del resto, fu lo stesso Beato Josemaría a scrivere che, nelle cose di Dio, aggiornamento significa soprattutto fedeltà) sta la causa della fecondità che ha scandito la traiettoria della sua vita di sacerdote.
»Tracce di questa fecondità sacerdotale? Anzitutto i servigi resi alla Santa Sede, con instancabile assiduità e sempre in esemplare adesione al Papa: dall’opera prestata in numerose Commissioni conciliari, che lo videro fra i periti più attivi del Vaticano II, al lavoro come Consultore di svariate Congregazioni (Dottrina della Fede, Cause dei Santi, Clero, Religiosi, ecc.), Commissioni e Consigli Pontifici. In lui appariva tangibile l’aspirazione del Beato Josemaría Escrivá: servire la Chiesa come la Chiesa vuole essere servita.
»Dal giorno della sua elezione a successore del Fondatore sono trascorsi quasi 19 anni: in questo periodo hanno ricevuto l’ordinazione sacerdotale quasi 800 membri della Prelatura, desiderosi con tutto il cuore di servire la Chiesa. L’Opus Dei ha iniziato in modo stabile la propria attività apostolica in 20 nuovi paesi. Dal continente americano (Honduras, Nicaragua, Trinidad-Tobago, Repubblica Dominicana) all’Europa (Svezia, Finlandia, Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria), dall’Africa (Zaire, Costa d’Avorio, Camerun) all’Asia (India, Taiwan, Macao, Hong Kong, Singapore), dall’Oceania (Nuova Zelanda) fino a Gerusalemme: il suo impulso pastorale, sulla scia del dinamismo evangelizzatore al quale il Santo Padre Giovanni Paolo II sta richiamando tutta la Chiesa, ha dischiuso al messaggio dell’Opus Dei, la proclamazione della vocazione universale alla santità e del valore santificante del lavoro ordinario, orizzonti inesplorati.
»Ovunque, iniziative sociali di grande rilievo, scandite sempre da ciò che costituisce la responsabilità prima e la cura preminente della sollecitudine dei Pastori: frutti spirituali di salvezza. Alcune di queste iniziative spiccano per la loro incidenza nella soluzione dei problemi locali in cui si inseriscono: nuove università in paesi impegnati nella formazione di quadri dirigenti capaci di contribuire a promuovere uno sviluppo omogeneo e rispettoso della dignità dell’uomo, opere educative e assistenziali in favore di aree e popolazioni particolarmente depresse, specie in America Latina ed in Africa. Non mancano traguardi dal sapore di vere e proprie pietre miliari nella storia dell’Opus Dei, perché rappresentano il compimento di progetti per i quali il Beato Josemaría aveva operato di persona, con la preghiera ed il lavoro, per anni, come l’erezione dell’Opus Dei in Prelatura personale. Nell’apertura dell’Ateneo Romano della Santa Croce si palpa l’eredità dello zelo del Fondatore nel prodigare le migliori energie al servizio della Chiesa, per la formazione di sacerdoti esemplari nella dottrina e nella vita spirituale.
»Lo spirito cui S.E. Mons. Alvaro del Portillo ha voluto ispirare la propria missione di Prelato dell’Opus Dei si è venuto a condensare in modo particolare nella beatificazione del Fondatore. In quel giorno indimenticabile si è palesata ai nostri occhi la vera sostanza della fecondità di cui ho parlato: una fiumana di persone a testimoniare, in impressionante raccoglimento, che l’identità del cristiano sta nella ricerca di Dio, nella sete di santità, nell’amore alla Chiesa e al Papa.
»E una folla di fedeli sta confluendo in queste ore nella Chiesa prelatizia dell’Opus Dei a pregare dinanzi alle spoglie mortali di Mons. del Portillo: nei loro occhi si legge commozione, affetto, gratitudine. Ripercorrendo ciò che egli ci ha insegnato in questi anni, posso affermare che oggi non si chiude una tappa della storia dell’Opus Dei e non si apre una fase nuova: prosegue, nella certezza di poter contare su un nuovo intercessore, la tappa della continuità, della fedeltà all’eredità spirituale del Beato Josemaría Escrivá.


Mons. Javier Echevarría
Vicario Generale dell’Opus Dei.


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