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N° 18 Gennaio - Giugno 1994 Pagina 88 |
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Verso la fine del mese di gennaio, il Prelato dell’Opus Dei si è recato in Spagna per presiedere, nella sua qualità di Gran Cancelliere dell’Università di Navarra, il solenne atto del conferimento di lauree honoris causa. Dare entusiasmo a un mondo stanco «Eccellentissimi Signori, »Autorità Stimatissime, »Illustre Corpo Accademico di questa Università, Signore e Signori. »Per la seconda volta ho la gioia di presiedere una seduta solenne del Corpo Accademico per conferire, con il tradizionale protocollo, la massima onorificenza accademica dell’Università di Navarra. Due peculiari circostanze mi inducono oggi a innalzare il cuore in ringraziamento a Dio. Da una parte si tratta del primo atto accademico che presiedo come Gran Cancelliere dopo che è stato elevato agli altari il Beato Josemaría Escrivá de Balaguer. Nella lapide commemorativa collocata sullo scalone nobile di questo edificio viene ricordato con belle parole latine che il Beato Josemaría «dopo molti anni di preghiera, nel 1952 fondò questa Università, la fecondò col proprio spirito, diede impulso al suo sviluppo, e con la sua vita santa e con i suoi insegnamenti indicò per sempre a tutta la comunità accademica la strada della verità nella libertà e carità». Per tutti noi che facciamo parte dell’Università di Navarra ha un profondo significato il fatto che colui che fondò questa Università e la presiedette durante la sua vita terrena, sia stato proposto da Sua Santità Giovanni Paolo Il come luminoso esempio al popolo cristiano. »In secondo luogo, il fatto che siano sette le illustri personalità che oggi ricevono la laurea honoris causa è un altro segno della crescita che l’Università di Navarra ha conosciuto negli ultimi anni. Questa investitura esprime la gratitudine dell’Università verso quanti hanno prestato una speciale collaborazione al suo sviluppo, da ambiti professionali e geografici molto diversi. Tale circostanza fa sì che le mie parole sui nuovi membri del Corpo Accademico e i loro rilevanti meriti siano necessariamente molto brevi. Sono ben certo che, dal Cielo, il Beato Josemaría li benedirà con quella grande capacità di gratitudine che gli fu sempre caratteristica durante la sua vita terrena. »Desidero manifestare anch’io il mio affetto e la mia gratitudine, in primo luogo, al professor Jorge Carreras, tanto amato in questa Università, dove è stato Decano della Facoltà di Diritto e che ha saputo formare generazioni di giuristi con il suo magistero generoso e la sua disposizione cordiale. »Si unisce al Corpo Accademico della Facoltà di Diritto anche l’Eccellentissimo Signore Francesco Cossiga. Formatosi nell’Università di Sassari come professore di diritto costituzionale, ha sempre fatto in modo che l’impegno per vivere le virtù cristiane presiedesse tutta la sua azione pubblica, nella quale tanto degnamente ha ricoperto la più alta magistratura della Repubblica Italiana. »Anche il Direttore d’orchestra Rafael Frühbeck de Burgos vanta uno straordinario prestigio internazionale. Ha maturato un’alta maestria nel linguaggio musicale, che eleva lo spirito alla contemplazione del mondo e di Dio. Mi consta che ha sempre nel suo cuore l’Università di Navarra. »Il professor Robert Spaemann, che da molti anni collabora con le Facoltà di Lettere e Filosofia e di Scienze dell’Informazione di questa Università, spicca per i suoi brillanti contributi all’etica e alla filosofia politica. Giustamente viene considerato uno dei più profondi pensatori del momento presente. »Altrettanto meritato è il prestigio, internazionalmente riconosciutogli, del professor Manuel Elices come ricercatore nella Scienza dei Materiali e come autore di numerose pubblicazioni. Ci fa dunque molto onore il suo fecondo rapporto con la Scuola di Ingegneri Industriali di San Sebastián e con il Centro di Ricerche Tecniche di Guipúzcoa. »Assiduo collaboratore della Facoltà di Teologia dell’Università di Navarra, il professor Leo Scheffczyk ha contribuito in maniera assai rilevante alla comprensione storica del dogma cristiano nel periodo successivo al Concilio Vaticano II, mediante un ingente lavoro di ricerca, che gli ha guadagnato un meritato prestigio teologico in tutto il mondo. »La Facoltà di Teologia oggi accoglie nel suo Corpo Accademico anche il professor Tadeusz Styczen, al quale Sua Santità il Papa Giovanni Paolo II diresse la tesi dottorale nell’Università di Lublino. Dalla sua cattedra di Etica in quell’Università, e come direttore del Consiglio Scientifico dell’Istituto Giovanni Paolo II, ha promosso, con profondi studi, una migliore conoscenza della dottrina cristiana sulla persona umana e sulla famiglia. »Nell’odierna solenne cerimonia i meriti di queste personalità vengono coronati con la tradizione accademica plurisecolare che prescrive la consegna ai nuovi dottori del tocco accademico, dell’anello e del libro, simboli della maestria, del prestigio professionale e della scienza; insieme all’abbraccio cordiale, segno di affettuosa colleganza. Le tradizioni che riviviamo in questo atto ci sono di stimolo per scoprire, una volta ancora, gli ideali accademici nei quali affonda le proprie radici questa Università. Sull’esempio del suo Fondatore, il Beato Josemaría Escrivá, permettete che mi distacchi dal protocollo e mi serva di quest’occasione per ricordare all’istituzione universitaria lo stimolante ruolo che le spetta nelle presenti circostanze del mondo e della Chiesa. »Per singolare provvidenza di Dio, in questi anni conclusivi del secolo XX abbiamo assistito al crollo di gran parte dei regimi totalitari che il materialismo teorico aveva creato, nonché delle correnti ideologiche che servivano da alibi a quei sistemi inumani. Però —come sottolinea più e più volte il Papa Giovanni Paolo II, risalendo alle cause dei fenomeni che viviamo— all’origine dei laceranti problemi sociali e umani che oggi affliggono l’Europa e il mondo vi è quell’individualismo egoista che deriva dal materialismo pratico, non meno negatore della vera dignità della persona umana. Quando si dimentica che l’uomo è un essere destinato alla trascendenza e aperto alla comunità con gli uomini suoi fratelli, la solidarietà perde di fondamento e la vita sociale si trova sottoposta a un processo di degrado, con conseguenze che investono tanto la vita dei popoli quanto l’ordine internazionale. Nella sua recente Enciclica Veritatis splendor il Santo Padre Giovanni Paolo II insiste sul fatto che soltanto sulla verità di Dio Creatore e Redentore, e sulla verità dell’uomo da Lui creato e redento, si può costruire una società rinnovata e risolvere i problemi complessi e gravi che oggi l’affliggono (cfr. Veritatis splendor, n. 99). Per un futuro più umano »Dinanzi a questa sfida storica l’istituzione universitaria non può piegarsi comodamente alle forze dominanti, ma deve trarre dai propri mezzi, istituzionali ed etici, le energie necessarie a trovare soluzioni adeguate a problemi così pressanti. Sono felice di confermare che l’Università di Navarra si sente impegnata —come fu desiderio del suo Fondatore— a impartire ai giovani un’educazione completa che comprende, quale dimensione ineludibile, la formazione cristiana della loro sensibilità sociale. In tal maniera si fa sì che —sia negli anni dell’università, sia dopo aver terminato gli studi— aspirino volontariamente a trasformare la loro vita in un’opera di servizio agli altri e, in particolare, ai più bisognosi, ai malati, ai poveri, agli indifesi. Non si tratta soltanto di stimolare nobili sentimenti di misericordia e di compassione. È anche necessario andare in profondità nei fondamenti teorici e pratici della giustizia e della carità cristiane, perché le soluzioni via via trovate attraverso lo studio e la ricerca contribuiscano —nel rispetto della libertà di tutti— a configurare atteggiamenti di pensiero e virtù personali che siano fondamento di un futuro più umano. »Lungi dalla protesta sterile e dal conformismo inerte, gli studenti universitari devono sforzarsi di superare lo stordimento indotto dalla frivolezza edonistica; devono crescere nell’acquisizione di una profonda formazione intellettuale e umana, che faccia di loro donne e uomini maturi, cittadini responsabili, persone colte, professionisti competenti. Per aiutarli in questo impegno i professori devono dedicare le loro migliori energie a un’educazione personalizzata, e a una ricerca seriamente impegnata nella scoperta delle cause che intervengono nei fenomeni sociali e culturali. Perché soltanto se si giunge alle sue radici antropologiche e religiose si può comprendere a fondo l’attuale crisi, e trovare strade perché le presenti trasformazioni sbocchino in una civiltà armonica e feconda, cui aspirano tutti gli uomini di buona volontà. Con mente aperta alla universalità del sapere e con la generosità di spendere il loro tempo nell’attenzione a ciascuno studente, i professori sapranno trasmettere agli alunni —per mezzo dell’esempio della propria vita e con la forza delle parole— le convinzioni necessarie per combattere con gioia l’egoismo e imbarcarsi nell’avventura di dare nuovo entusiasmo a un mondo stanco. Pluralismo culturale »Nell’esordio di questo mio discorso facevo riferimento alla strada della verità nella libertà e nella carità, quale parte essenziale del tesoro lasciato in testamento all’Università di Navarra dal Beato Josemaría. Contiamo sulla sua intercessione, perché questa impresa dello spirito renda feconda la sua fedeltà alle origini, attraverso il lavoro accurato che ogni giorno svolgono tutti quanti in essa lavorano, tanto nella ricerca e nella docenza come nei ruoli amministrativi e dei servizi, imprescindibili perché possa dispiegarsi una convivenza realmente formativa. Oltre all’aiuto di Dio nostro Padre, l’efficacia di così varie attività richiede il lavoro d’équipe, la libera articolazione delle volontà attorno a un progetto comune, al quale ciascuno partecipa contribuendo generosamente alla crescita degli altri. Il difficile impegno universitario si trasforma così in un lavoro gioioso e ricco di speranza, nel quale la differenza di opinioni arricchisce la solidarietà, di modo che tutti i membri della comunità accademica si sentano protagonisti di un servizio alla società, oggi più urgente che mai. »La diversità che si riflette nei nuovi dottori illustra anche questa pluralità di prospettive, che è immagine delle diverse dimensioni della vita umana: il foro e la docenza, la politica e il governo dei popoli, la musica, la riflessione filosofica, la ricerca su nuovi materiali, la comprensione teologica della fede. Sono aspetti molteplici di una verità unitaria, scintillii colti nel corso dei secoli con lo studio e lo sforzo di migliaia di donne e di uomini impegnati a indagare lo splendore di Dio che si riflette nelle cose create. Una caratteristica comune ai dottori che oggi onoriamo è proprio lo spirito creativo, basato sull’ottimistica convinzione cristiana che è possibile svelare la verità quando non le si antepone il proprio egoismo, quando si collabora con gli altri perché la realtà consenta di decifrare i suoi enigmi. Per questo un atto accademico come quello che oggi ci riunisce, oltre che un motivo di ringraziamento a Dio, è anche un incitamento a proseguire, con determinazione e vigore, la missione universitaria che la società contemporanea attende da voi. In questo modo l’amore alla libertà, il rispetto per la dignità di ogni persona e il desiderio di cooperazione creativa, che impregnano fin dagli inizi tutta la vita dell’Università di Navarra, configureranno con l’aiuto di santa Maria, Madre del Bell’Amore, e con l’intercessione del nostro Fondatore, un servizio rinnovato alla Chiesa e all’umanità tutta». La cerimonia si è conclusa con la sfilata dei professori, assieme questa volta ai nuovi Dottori al fianco del Gran Cancelliere, mentre un coro composto da centocinquanta studenti interpretava il tradizionale inno universitario Gaudeamus igitur a quattro voci miste, con accompagnamento di organo e campane. |
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