Opus Dei. Bollettino RomanaBollettino della Prelatura della Santa Croce e Opus Dei

english
| español | français | italiano    
Home - Mappa del sito | Abbonamenti - Cerca Per ricevere le news


24 • Gennaio - Giugno 1997 • Pagina 41
 
 
 
 •  Dalla Santa Sede
 

Pontificio Consiglio per la Famiglia: Vademecum per i confessori, su alcuni temi di morale coniugale(12-II-1997)

In data 12 febbraio 1997, il Pontificio Consiglio per la Famiglia ha pubblicato il seguente documento: “Vademecum per i confessori, su alcuni temi di morale coniugale”.


Presentazione

Cristo continua, per mezzo della sua Chiesa, la missione che egli ha ricevuto dal Padre. Egli manda i dodici ad annunziare il Regno e a chiamare alla penitenza e alla conversione, alla metanoia (cfr. Mc 6, 12). Gesù risorto trasmette loro il suo stesso potere di riconciliazione: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi» (Gv 20, 22-23). Per mezzo dell’effusione dello Spirito da Lui operata, la Chiesa continua la predicazione del Vangelo, invitando alla conversione ed amministrando il sacramento della remissione dei peccati, mediante il quale il peccatore pentito ottiene la riconciliazione con Dio e con la Chiesa e vede aprirsi davanti a sé la via della salvezza.

Il presente Vademecum trae la sua origine dalla particolare sensibilità pastorale del Santo Padre, il Quale ha affidato al Pontificio Consiglio per la Famiglia il compito di preparare questo sussidio per venire in aiuto ai Confessori. Con l’esperienza maturata sia come sacerdote che come Vescovo, egli ha potuto constatare l’importanza di orientamenti sicuri e chiari a cui i ministri del sacramento della riconciliazione possano fare riferimento nel dialogo con le anime. L’abbondante dottrina del Magistero della Chiesa sui temi del matrimonio e della famiglia, in modo speciale a partire dal Concilio Vaticano II, ha reso soprattutto opportuna una buona sintesi relativa ad alcuni temi di morale attinenti alla vita coniugale.

Se, a livello dottrinale, la Chiesa ha una salda consapevolezza delle esigenze riguardanti il sacramento della Penitenza, non si può negare che sia venuto a formarsi un certo vuoto nel tradurre in prassi pastorale questi insegnamenti. Il dato dottrinale è, dunque, il fondamento che dà sostegno a questo “Vademecum”, e non è nostro compito ripeterlo, anche se, in diversi passi, viene evocato. Conosciamo bene tutta la ricchezza che hanno offerto alla Comunità cristiana l’Enciclica Humanæ Vitæ, illuminata poi dall’Enciclica Veritatis Splendor, e le Esortazioni apostoliche Familiaris Consortio e Reconciliatio et Paenitentia. Sappiamo anche come il Catechismo della Chiesa Cattolica abbia fornito un efficace e sintetico riassunto della dottrina su questi argomenti.
«Suscitare nel cuore dell’uomo la conversione e la penitenza e offrirgli il dono della riconciliazione è la connaturale missione della Chiesa, (...) una missione che non si esaurisce in alcune affermazioni teoriche e nella proposta di un ideale etico non accompagnata da energie operative, ma tende ad esprimersi in precise funzioni ministeriali in ordine ad una pratica concreta della penitenza e della riconciliazione» (Esort. ap. Reconciliatio et Paenitentia, 23).

Siamo lieti di porre nelle mani dei sacerdoti questo documento, che è stato preparato per venerato incarico del Santo Padre e con la competente collaborazione di professori di teologia e di alcuni pastori. Ringraziamo tutti coloro che hanno offerto il loro contributo, mediante il quale hanno reso possibile la realizzazione del documento. La nostra gratitudine acquista dimensioni molto speciali nei riguardi della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Penitenzieria Apostolica.

Introduzione

1. Scopo del documento

La famiglia, che il Concilio Ecumenico Vaticano II ha definito come il santuario domestico della Chiesa, e quale «prima e vitale cellula della società» , costituisce un oggetto privilegiato dell’attenzione pastorale della Chiesa. «In un momento storico nel quale la famiglia è oggetto di numerose forze che cercano di distruggerla o comunque di deformarla, la Chiesa, consapevole che il bene della società e di se stessa è profondamente legato al bene della famiglia, sente in modo più vivo e stringente la sua missione di proclamare a tutti il disegno di Dio sul matrimonio e sulla famiglia» .

In questi ultimi anni, la Chiesa, attraverso la parola del Santo Padre e mediante una vasta mobilitazione spirituale di pastori e laici, ha moltiplicato la sua sollecitudine per aiutare tutto il popolo credente a considerare con gratitudine e pienezza di fede i doni che Dio dispensa all’uomo e alla donna uniti nel sacramento del matrimonio, perché possano compiere un autentico cammino di santità e offrire una vera testimonianza evangelica nelle situazioni concrete in cui si trovano a vivere.

Nel cammino verso la santità coniugale e familiare hanno un ruolo fondamentale i sacramenti dell’Eucaristia e della Penitenza. Il primo rafforza l’unione con Cristo, sorgente di grazia e di vita, e il secondo ricostruisce, qualora fosse andata distrutta, o accresce e perfeziona la comunione coniugale e familiare , minacciata e lacerata dal peccato.

Per aiutare i coniugi a conoscere il percorso della loro santità e compiere la loro missione, è fondamentale la formazione della loro coscienza e il compimento della volontà di Dio nell’ambito specifico della vita sponsale, e cioè nella loro vita di comunione coniugale e di servizio alla vita. La luce del Vangelo e la grazia del sacramento rappresentano il binomio indispensabile per l’elevazione e la pienezza dell’amore coniugale che ha la sua sorgente in Dio Creatore. Infatti «il Signore si è degnato di sanare, perfezionare ed elevare questo amore con uno speciale dono di grazia e carità» .

In ordine all’accoglienza di queste esigenze dell’amore autentico e del piano di Dio nella vita quotidiana dei coniugi, il momento in cui essi chiedono e ricevono il sacramento della Riconciliazione rappresenta un evento salvifico della massima importanza, un’occasione di illuminante approfondimento di fede e un aiuto preciso per realizzare il piano di Dio nella propria vita.

«È il sacramento della Penitenza o Riconciliazione che appiana la strada ad ognuno, perfino quando è gravato di grandi colpe. In questo sacramento ogni uomo può sperimentare in modo singolare la misericordia, cioè quell’amore che è più potente del peccato» .

Poiché l’amministrazione del sacramento della Riconciliazione è affidata al ministero dei sacerdoti, il presente documento è indirizzato specificamente ai confessori e ha lo scopo di offrire alcune disposizioni pratiche per la confessione e l’assoluzione dei fedeli in materia di castità coniugale. Più concretamente, con questo vademecum ad praxim confessariorum si intende pure offrire un punto di riferimento per i penitenti sposati affinché possano trarre sempre maggiore profitto dalla pratica del sacramento della Riconciliazione e vivere la loro vocazione a una paternità-maternità responsabile in armonia con la legge divina autorevolmente insegnata dalla Chiesa. Servirà pure per aiutare coloro che si preparano al matrimonio.

Il problema della procreazione responsabile rappresenta un punto particolarmente delicato nell’insegnamento della morale cattolica in ambito coniugale, ma ancor più, nell’ambito dell’amministrazione del sacramento della Riconciliazione, nel quale la dottrina è posta a confronto con le situazioni concrete e con il cammino spirituale dei singoli fedeli. Risulta infatti necessario richiamare dei punti fermi che consentano di affrontare in modo pastoralmente adeguato le nuove modalità della contraccezione e l’aggravarsi dell’intero fenomeno . Con il presente documento non si intende ripetere l’intero insegnamento dell’Enciclica Humanae Vitae, dell’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio e di altri interventi del Magistero ordinario del Sommo Pontefice, ma soltanto offrire dei suggerimenti e orientamenti per il bene spirituale dei fedeli che si accostano al sacramento della Riconciliazione e per far superare le eventuali divergenze ed incertezze nella prassi dei confessori.

2. La castità coniugale nella dottrina della Chiesa

La tradizione cristiana ha sempre difeso, contro le numerose eresie sorte già agli inizi della Chiesa, la bontà dell’unione coniugale e della famiglia. Voluto da Dio con la stessa creazione, riportato da Cristo alla sua primitiva origine ed elevato alla dignità di sacramento, il matrimonio è una comunione intima di amore e di vita degli sposi intrinsecamente ordinata al bene dei figli che Dio vorrà loro affidare. Il vincolo naturale sia per il bene dei coniugi e dei figli che per il bene della stessa società non dipende più dall’arbitrio umano .

La virtù della castità coniugale «comporta l’integrità della persona e l’integralità del dono» ed in essa la sessualità «diventa personale e veramente umana allorché è integrata nella relazione da persona a persona, nel dono reciproco, totale e illimitato nel tempo, dell’uomo e della donna» . Questa virtù, in quanto si riferisce ai rapporti intimi degli sposi, richiede che mantengano «in un contesto di vero amore l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana» . Perciò, tra i principi morali fondamentali della vita coniugale, occorre ricordare la «connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l’uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell’atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo» .

In questo secolo i Sommi Pontefici hanno emanato diversi documenti riproponendo le principali verità morali sulla castità coniugale. Tra di essi meritano speciale ricordo l’Enciclica Casti Connubii (1930) di Pio XI , numerosi discorsi di Pio XII , l’Enciclica Humanae Vitae (1968) di Paolo VI , l’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio (1981), la Lettera alle Famiglie Gratissimam Sane (1994) e l’Enciclica Evangelium Vitae (1995) di Giovanni Paolo II. Con essi vanno sempre ricordati la Costituzione Pastorale Gaudium et Spes (1965) e il Catechismo della Chiesa Cattolica (1992).

Inoltre sono importanti, in conformità con questi insegnamenti, alcuni scritti di Conferenze Episcopali, come pure di pastori e di teologi che hanno sviluppato e approfondito la materia. È bene anche ricordare l’esempio dato da numerosi coniugi, il cui impegno nel vivere cristianamente l’amore umano è efficacissimo contributo per la nuova evangelizzazione delle famiglie.

3. I beni del matrimonio e il dono di sé

Mediante il sacramento del Matrimonio, gli sposi ricevono dal Cristo Redentore il dono della grazia che conferma ed eleva la comunione di amore fedele e fecondo. La santità cui sono chiamati è anzitutto grazia donata.

Le persone chiamate a vivere nel matrimonio realizzano la loro vocazione all’amore nella piena donazione di sé, che esprime adeguatamente il linguaggio del corpo . Dal mutuo dono degli sposi procede, come frutto proprio, il dono della vita ai figli, che sono segno e coronamento dell’amore sponsale .

La contraccezione, opponendosi direttamente alla trasmissione della vita, tradisce e falsifica l’amore oblativo proprio dell’unione matrimoniale: altera «il valore di donazione totale» e contraddice il piano d’amore di Dio partecipato agli sposi.

Vademecum ad uso
dei confessori


Il presente vademècum è composto da un insieme di enunciati, che i confessori dovranno tener presente nell’amministrazione del sacramento della Riconciliazione, in modo da poter meglio aiutare i coniugi a vivere cristianamente la propria vocazione alla paternità o maternità, nelle loro circostanze personali e sociali.

1. La santità matrimoniale

1. Tutti i cristiani devono essere opportunamente informati sulla loro chiamata alla santità. L’invito alla sequela di Cristo è infatti rivolto a tutti e ogni fedele deve tendere alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità nel proprio stato.

2. La carità è l’anima della santità. Per la sua intima natura la carità — dono che lo Spirito infonde nel cuore — assume ed eleva l’amore umano e lo rende capace del perfetto dono di sé. La carità rende più accettabile la rinuncia, più leggero il combattimento spirituale, più gioiosa l’offerta di se stessi.

3. Non è possibile all’uomo con le sue sole forze realizzare la perfetta donazione di sé. Egli ne diventa capace in virtù della grazia dello Spirito Santo. In effetti è Cristo che rivela la verità originaria del matrimonio e, liberando l’uomo dalla durezza del cuore, lo rende capace di realizzarla interamente .

4. Nel cammino verso la santità, il cristiano sperimenta sia l’umana debolezza, sia la benevolenza e la misericordia del Signore. Perciò la chiave di volta dell’esercizio delle virtù cristiane — e perciò anche della castità coniugale — poggia sulla fede che ci rende consapevoli della misericordia di Dio e sul pentimento che accoglie umilmente il perdono divino .

5. Gli sposi attuano la piena donazione di sé nella vita matrimoniale e nella unione coniugale, che, per i cristiani, è vivificata dalla grazia del sacramento. La loro specifica unione e la trasmissione della vita sono impegni propri della loro santità matrimoniale .

2. L’insegnamento della Chiesa sulla procreazione responsabile

1. Gli sposi siano confermati sull’inestimabile valore e preziosità della vita umana, e vengano aiutati affinché s’impegnino a fare della propria famiglia un santuario della vita : «nella paternità e maternità umane Dio stesso è presente in un modo diverso da come avviene in ogni altra generazione “sulla terra”» .

2. I genitori considerino la loro missione come un onore e una responsabilità, poiché essi diventano cooperatori del Signore nella chiamata all’esistenza di una nuova persona umana, fatta ad immagine e somiglianza di Dio, redenta e destinata, in Cristo, a una Vita di felicità eterna . «Proprio in questo loro ruolo di collaboratori di Dio, che trasmette la sua immagine alla nuova creatura, sta la grandezza dei coniugi disposti “a cooperare con l’amore del Creatore e del Salvatore, che attraverso di loro continuamente dilata e arricchisce la Sua famiglia”» .

3. Da ciò derivano la gioia e la stima della paternità e della maternità che hanno i cristiani. Questa paternità-maternità è chiamata “responsabile” nei recenti documenti della Chiesa, per sottolineare la consapevolezza e generosità degli sposi circa la loro missione di trasmettere la vita, che ha in sé un valore di eternità, e per rievocare il loro ruolo di educatori. Certamente compete agli sposi — che peraltro chiederanno gli opportuni consigli — deliberare, in modo ponderato e con spirito di fede, sulla dimensione della loro famiglia e decidere il modo concreto di realizzarla nel rispetto dei criteri morali della vita coniugale .

4. La Chiesa ha sempre insegnato l’intrinseca malizia della contraccezione, cioè di ogni atto coniugale reso intenzionalmente infecondo. Questo insegnamento è da ritenere come dottrina definitiva ed irriformabile. La contraccezione si oppone gravemente alla castità matrimoniale, è contraria al bene della trasmissione della vita (aspetto procreativo del matrimonio), e alla donazione reciproca dei coniugi (aspetto unitivo del matrimonio), ferisce il vero amore e nega il ruolo sovrano di Dio nella trasmissione della vita umana .

5. Una specifica e più grave malizia morale è presente nell’uso di mezzi che hanno un effetto abortivo, impedendo l’impianto dell’embrione appena fecondato o anche causandone l’espulsione in una fase precoce della gravidanza .

6. È invece profondamente differente da ogni pratica contraccettiva, sia dal punto di vista antropologico che morale, perché affonda le sue radici in una concezione diversa della persona e della sessualità, il comportamento dei coniugi che, sempre fondamentalmente aperti al dono della vita, vivono la loro intimità solo nei periodi infecondi, quando vi sono indotti da seri motivi di paternità e maternità responsabile .

La testimonianza delle coppie che da anni vivono in armonia con il disegno del Creatore e lecitamente utilizzano, quando ve ne sia la ragione proporzionatamente seria, i metodi giustamente detti “naturali”, conferma che gli sposi possono vivere integralmente, di comune accordo e con piena donazione le esigenze della castità e della vita coniugale.

Orientamenti pastorali dei confessori

1. Per quanto riguarda l’atteggiamento con i penitenti in materia di procreazione responsabile, il confessore dovrà tener conto di quattro aspetti:
a) l’esempio del Signore che «è capace di chinarsi su ogni figlio prodigo, su ogni miseria umana e, soprattutto, su ogni miseria morale, sul peccato» ;

b) la prudente cautela nelle domande riguardanti questi peccati;

c) l’aiuto e l’incoraggiamento al penitente affinché raggiunga il sufficiente pentimento e accusi integralmente i peccati gravi;

d) i consigli che, in modo graduale, spingano tutti sul cammino della santità.

2. Il ministro della Riconciliazione abbia sempre in mente che il sacramento è stato istituito per uomini e donne che sono peccatori. Egli accoglierà, dunque, i penitenti che accedono al confessionale presupponendo, salvo manifesta prova in contrario, la buona volontà — che nasce da un cuore pentito e umiliato (Salmo 50, 19), benché in gradi diversi — di riconciliarsi con il Dio misericordioso .

3. Quando si avvicina al sacramento un penitente occasionale, che si confessa dopo lungo tempo e mostra una situazione generale grave, occorrerà, prima di fare domande dirette e concrete in tema di procreazione responsabile e in genere di castità, illuminarlo affinché comprenda questi doveri in una visione di fede. Sarà per ciò stesso doveroso, se l’accusa dei peccati è stata troppo succinta o meccanica, aiutare a ricollocare la vita davanti a Dio e, con domande generali sulle diverse virtù e/o obblighi, d’accordo con le condizioni personali dell’interessato , ricordare positivamente l’invito alla santità dell’amore e l’importanza dei doveri nell’ambito della procreazione ed educazione dei figli.

4. Quando è il penitente a porre domande o a chiedere — anche solo in modo implicito — chiarimenti su punti concreti, il confessore dovrà rispondere adeguatamente, ma sempre con prudenza e discrezione , senza approvare opinioni errate.

5. Il confessore è tenuto ad ammonire i penitenti circa le trasgressioni in sé gravi della legge di Dio e far sì che desiderino l’assoluzione e il perdono del Signore con il proposito di rivedere e correggere la loro condotta. Comunque la recidiva nei peccati di contraccezione non è in se stessa motivo per negare l’assoluzione; questa non si può impartire se mancano il sufficiente pentimento o il proposito di non ricadere in peccato .

6. Il penitente che abitualmente si confessa con lo stesso sacerdote cerca spesso qualcosa di più della sola assoluzione. Occorre che il confessore sappia fare opera di orientamento che sarà certamente più agevole, ove esista un rapporto di direzione spirituale vera e propria — anche se non si usi tale espressione — per aiutarlo a migliorare in tutte le virtù cristiane e, conseguentemente, nella santificazione della vita matrimoniale .

7. Il sacramento della Riconciliazione richiede, da parte del penitente, il dolore sincero, l’accusa formalmente integra dei peccati mortali e il proposito, con l’aiuto di Dio, di non ricadere mai più. In linea di massima non è necessario che il confessore indaghi sui peccati commessi a causa dell’ignoranza invincibile della loro malizia, o di un errore di giudizio non colpevole. Per quanto tali peccati non siano imputabili, tuttavia non cessano di essere un male e un disordine. Ciò vale anche per la malizia obiettiva della contraccezione: questa introduce nella vita coniugale degli sposi un’abitudine cattiva. È quindi necessario adoperarsi, nel modo più opportuno, per liberare la coscienza morale da quegli errori che sono in contraddizione con la natura del dono totale della vita coniugale.

Pur tenendo presente che la formazione delle coscienze va fatta soprattutto nella catechesi sia generale che specifica degli sposi, è sempre necessario aiutare i coniugi, anche nel momento del sacramento della Riconciliazione, ad esaminarsi sui doveri specifici della vita coniugale. Qualora il confessore ritenga doveroso interrogare il penitente, lo faccia con discrezione e rispetto.

8. Certamente è da ritenere sempre valido il principio, anche in merito alla castità coniugale, secondo il quale è preferibile lasciare i penitenti in buona fede in caso di errore dovuto ad ignoranza soggettivamente invincibile, quando si preveda che il penitente, pur orientato a vivere nell’ambito della vita di fede, non modificherebbe la propria condotta, anzi passerebbe a peccare formalmente; tuttavia, anche in questi casi, il confessore deve tendere ad avvicinare sempre più tali penitenti, attraverso la preghiera, il richiamo e l’esortazione alla formazione della coscienza e l’insegnamento della Chiesa, ad accogliere nella propria vita il piano di Dio, anche in quelle esigenze.

9. La «legge della gradualità» pastorale, che non si può confondere con «la gradualità della legge», che pretende di diminuire le sue esigenze, consiste nel chiedere una decisiva rottura col peccato e un progressivo cammino verso la totale unione con la volontà di Dio e con le sue amabili esigenze .

10. Risulta per contro inaccettabile il pretestuoso tentativo di fare della propria debolezza il criterio della verità morale. Sin dal primo annunzio della parola di Gesù, il cristiano si accorge che c’è una «sproporzione» tra la legge morale, naturale ed evangelica, e la capacità dell’uomo. Ugualmente comprende che riconoscere la propria debolezza è la via necessaria e sicura per aprire le porte della misericordia di Dio .

11. A chi, dopo aver peccato gravemente contro la castità coniugale, è pentito e, nonostante le ricadute, mostra di voler lottare per astenersi da nuovi peccati, non sia negata l’assoluzione sacramentale. Il confessore eviterà di dimostrare sfiducia nei confronti sia della grazia di Dio, sia delle disposizioni del penitente, esigendo garanzie assolute, che umanamente sono impossibili, di una futura condotta irreprensibile , e cioè secondo la dottrina approvata e la prassi seguita dai Santi Dottori e confessori circa i penitenti abituali.

12. Quando esiste la disponibilità nel penitente ad accogliere l’insegnamento morale, specialmente nel caso di chi abitualmente frequenta il sacramento e dimostra fiducia nei confronti del suo aiuto spirituale, è bene infondere fiducia nella Provvidenza e prestare sostegno affinché il penitente si esamini onestamente al cospetto di Dio. A tal fine converrà verificare la solidità dei motivi che si hanno per limitare la paternità o maternità, e la liceità dei metodi scelti per distanziare o evitare un nuovo concepimento.

13. Speciale difficoltà presentano i casi di cooperazione al peccato del coniuge che volontariamente rende infecondo l’atto unitivo. In primo luogo, occorre distinguere la cooperazione propriamente detta dalla violenza o dalla ingiusta imposizione da parte di uno dei coniugi, alla quale l’altro di fatto non si può opporre . Tale cooperazione può essere lecita quando si danno congiuntamente queste tre condizioni:

1. L’azione del coniuge cooperante non sia già in se stessa illecita ;

2. Esistano motivi proporzionalmente gravi per cooperare al peccato del coniuge;

3. Si cerchi di aiutare il coniuge (pazientemente, con la preghiera, con la carità, con il dialogo: non necessariamente in quel momento, né in ogni occasione) a desistere da tale condotta.

14. Inoltre, si dovrà valutare accuratamente la cooperazione al male quando si ricorre all’uso dei mezzi che possono avere effetti abortivi .

15. Gli sposi cristiani sono testimoni dell’amore di Dio nel mondo. Devono pertanto essere convinti, con l’aiuto della fede e persino contro la sperimentata debolezza umana, che è possibile con la grazia divina osservare la volontà del Signore nella vita coniugale. È indispensabile il frequente e perseverante ricorso alla preghiera, all’Eucaristia e alla Riconciliazione, per ottenere la padronanza di sé .

16. Ai sacerdoti si chiede che, nella catechesi e nella guida degli sposi al matrimonio, abbiano uniformità di criteri sia nell’insegnamento sia nell’ambito del sacramento della Riconciliazione, nella completa fedeltà al magistero della Chiesa, sulla malizia dell’atto contraccettivo. I Vescovi vigilino con particolare cura al riguardo: non raramente i fedeli sono scandalizzati da questa mancanza di unità sia nella catechesi sia nel sacramento della Riconciliazione .

17. Questa pastorale della confessione sarà più efficace se unita ad un’incessante e capillare catechesi sulla vocazione cristiana all’amore coniugale e sulle sue dimensioni di gioia e di esigenza, di grazia e di impegno personale , e se si istituiranno consultori e centri ai quali il confessore potrà agevolmente inviare il penitente per avere adeguate conoscenze circa i metodi naturali.
18. Al fine di rendere applicabili in concreto le direttive morali in tema di procreazione responsabile è necessario che l’opera preziosa dei confessori sia completata dalla catechesi. In questo impegno rientra a pieno titolo un’accurata illuminazione sulla gravità del peccato circa l’aborto.

19. Per quanto riguarda l’assoluzione dal peccato di aborto sussiste sempre l’obbligo di tenere conto delle norme canoniche. Se il pentimento è sincero ed è difficile rinviare alla competente autorità, cui fosse riservata l’assoluzione della censura, ogni confessore può assolvere a tenore del can. 1357 e suggerire l’adeguata opera penitenziale e indicare la necessità del ricorso, eventualmente offrendosi per redigerlo e inoltrarlo .

Conclusione

La Chiesa considera come uno dei suoi principali doveri, specialmente nell’età contemporanea, quello di proclamare e di introdurre nella vita il mistero della misericordia, rivelatosi in sommo grado nella persona di Gesù Cristo .

Il luogo per eccellenza di tale proclamazione e compimento della misericordia, è la celebrazione del sacramento della Riconciliazione.

Proprio questo primo anno del triennio di preparazione al Terzo Millennio dedicato a Cristo Gesù, unico salvatore del mondo, ieri, oggi e sempre (cfr. Ebr 13, 8), può offrire una grande opportunità per un lavoro di aggiornamento pastorale e di approfondimento catechetico nelle diocesi e concretamente nei santuari, dove si accolgono tanti pellegrini e dove si amministra il Sacramento del perdono con abbondante disponibilità di confessori.

I sacerdoti siano sempre completamente disponibili a questo ministero da cui dipende la beatitudine eterna degli sposi, e anche, in tanta parte, la serenità e la felicità della vita presente: siano per essi veramente testimoni viventi della misericordia del Padre!

Città del Vaticano, 12 febbraio 1997.

Alfonso Card. López Trujillo
Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia

+ Francisco Gil Hellín
Segretario


Archivio
 Archivio
Stampa questa pagina 
Dowload Palm version 
Segnala questa pagina ad un amico  
Link utili
Sito della Santa Sede
Opus Dei
Scritti del Fondatore dell'Opus Dei
Josemaría Escrivá Fondatore dell'Opus Dei
 
 
 
Romana - Bollettino della Prelatura della Santa Croce e Opus Dei
Redazione: V.le Bruno Buozzi 73 - 00197 Roma | redazione@romana.org
Amministrazione: it@romana.org