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Riportiamo il testo in lingua italiana dell’intervista rilasciata all’agenzia polacca di notizie KAS, pubblicata in data 17-V-1995.

1. Qual è il principale motivo del suo primo viaggio in Polonia in qualità di Prelato dell’Opus Dei? Come vede lo sviluppo dell’attività apostolica in Polonia?
Fin dal momento in cui mi accingevo a svolgere le funzioni di Prelato mi sono proposto di recarmi nei Paesi dove l’Opus Dei è presente, a cominciare dall’Europa. La scorsa estate e nei mesi autunnali ho compiuto diversi viaggi, ma mancava ancora la Polonia. Devo dire che, come sempre, sono molto felice di trovarmi nella terra del Papa.
L’attività dell’Opus Dei in Polonia è cominciata stabilmente nel 1989: sei anni sono pochissimi, anche se i frutti sono già abbondanti. Io spero che qui, con l’andare del tempo, l’attività apostolica si sviluppi estesa e profonda, fino a diffondere tra la gente di tutti gli ambienti sociali lo spirito caratteristico dell’Opus Dei, che induce a cercare l’identificazione con Cristo nel lavoro, attraverso il lavoro e le altre circostanze della vita quotidiana.

2. In quali Paesi dell’Europa post-comunista lavora attualmente l’Opus Dei? Quali sono le prospettive di ampliamento della presenza della Prelatura in questa regione?
L’attività apostolica dei fedeli dell’Opus Dei è già stabile in Polonia, nella Repubblica Ceca, in Ungheria e in Lituania: in tutti questi Paesi sono stati eretti alcuni Centri della Prelatura. Altrove svolgiamo, per lo meno, iniziative periodiche o sporadiche di formazione cristiana: a questo scopo alcuni membri dell’Opus Dei compiono dei viaggi dalle nazioni vicine. In molti di questi Paesi Cammino, il libro più famoso del Beato Josemaría Escrivá, è stato il miglior ambasciatore dell’Opus Dei: infatti da parecchi anni è stato pubblicato nella maggior parte delle lingue dell’Europa Centrale e Orientale. Inoltre, ci sono molte persone, originarie di tali Paesi, che hanno conosciuto l’Opus Dei all’estero (ucraini, croati, lettoni... residenti in Canada, in Germania, ecc.) e ci offrono un prezioso aiuto nell’impiantare la Prelatura nelle loro terre d’origine.
Nel Congresso Generale dell’Opus Dei svoltosi nel 1992 fu approvata la proposta di avviare le attività della Prelatura in una dozzina di nazioni entro il 2000: tra queste ci sono la Lituania (dove di fatto abbiamo già iniziato), l’Ucraina, la Slovenia e la Croazia. Ci proveremo. La Slovacchia, che allora non era ancora uno stato indipendente, potrebbe forse precedere qualcuno di questi Paesi. L’area balcanica (Serbia, Croazia e Bosnia) è tutta una sfida: siamo consapevoli e ci sentiamo partecipi della particolare sollecitudine con cui il Papa desidera portare la pace e la speranza cristiana a questi popoli.

3. Quali sono i traguardi che l’Opus Dei si propone in particolare per l’ultimo lustro del secondo millennio?
Da una parte, quelli di sempre: cercare la santificazione personale laddove ciascuno è inserito e favorire l’incontro con Dio tra coloro con cui è in contatto. In questa prospettiva, i membri dell’Opus Dei seguono fedelmente il programma proposto dal Papa per questi prossimi anni nell’esortazione Tertio millennio adveniente.
D’altra parte, ho già accennato ad alcune delle mete di espansione geografica tracciate nel 1992. In quella circostanza, inoltre, vennero delineate alcune direttive concernenti la formazione spirituale e dottrinale permanente dei fedeli della Prelatura, la promozione di iniziative apostoliche di carattere sociale (scuole in aree depresse, ambulatori medici, ecc.), l’evangelizzazione della cultura e la cura dei problemi della gioventù e della famiglia nel mondo attuale. Le priorità pastorali della Prelatura dell’Opus Dei in questo momento si orientano per lo più in queste direzioni.

4. In che misura l’Opera può influire sugli eventi del mondo e in modo particolare della Chiesa? E in che modo la situazione attuale influisce sull’Opera?
La principale influenza esercitata dai fedeli dell’Opus Dei è quella della preghiera: tutti i laici e i sacerdoti della Prelatura, quasi 80.000, pregano quotidianamente per il Papa, per i vescovi, per l’unità dei cristiani, per questo mondo che essi amano appassionatamente. Sono convinto che questa supplica individuale e, allo stesso tempo, compatta, che si innalza continuamente a Dio dai cinque continenti, sia un gran bene per la Chiesa e per la società.
Peraltro, l’Opus Dei non ha una strategia globale di azione nella società. Tuttavia, lo spirito di santificazione del lavoro ordinario, che l’Opera plasma nei suoi fedeli, costituisce per ciascuno di essi uno stimolo che li spinge a fare del proprio lavoro un servizio efficace agli altri e uno strumento per la promozione della giustizia e della fratellanza. Contemporaneamente, il lavoro è occasione di apostolato personale con i nostri simili e, di conseguenza, di servizio alla Chiesa.
La situazione attuale del mondo influisce sull’Opus Dei nello stesso modo con cui influisce sulla Chiesa intera, perché la Prelatura dell’Opus Dei non è altro che una porzione della Chiesa. L’attuale diffusa secolarizzazione e lo spirito di autosufficienza rappresentano oggi difficoltà reali —o almeno sfide— per i nostri apostolati come per tutta la Chiesa. Ma esistono anche elementi positivi e, di fatto, nell’Opus Dei verifichiamo quotidianamente che in tutto il mondo si contano a migliaia i giovani —e anche le donne e gli uomini delle età più diverse— desiderosi di rispondere con generosità ed entusiasmo all’ideale di un cristianesimo vivo ed esigente che i fedeli della Prelatura cercano di diffondere.

5. Che cosa è cambiato nell’Opus Dei rispetto ai tempi in cui era guidata dal Beato Josemaría Escrivá de Balaguer?
Grazie alla bontà di Dio, l’Opus Dei è in crescita fin dagli inizi; oggi essa prosegue il proprio cammino con l’aiuto del Beato Josemaría dal Cielo: il numero dei membri è aumentato considerevolmente e così pure il numero dei Paesi in cui lavoriamo. Lo spirito dell’Opus Dei non è cambiato ed io chiedo al Signore —dal quale questo spirito procede— che non cambi mai: è il nostro tesoro. Ciò che invece è cambiato (e questo va considerato come un elemento certamente positivo) è il modo in cui questo spirito viene accolto: nei primi tempi dell’Opus Dei il fatto che alcuni cristiani comuni —perché questo siamo e siamo sempre stati—, i quali non erano disposti a separarsi dal mondo, si sentissero chiamati a vivere in pienezza la vocazione cristiana causava diffidenza e perfino scandalo. Il Concilio Vaticano II, con la dottrina della vocazione alla santità di tutti i fedeli, sacerdoti e laici, ha abbattuto molti pregiudizi. Il Beato Josemaría assistette con gioia a questa virata ecclesiologica, di cui in grande misura era stato da parecchi anni un precursore, con il suo messaggio. Tuttavia non poté vedere sulla terra il riconoscimento da parte della Chiesa della realtà giuridica che la natura dell’Opus Dei richiedeva: le pratiche avviate sulla base delle disposizioni conciliari furono lente e giunsero a conclusione solo nel 1982, con l’erezione dell’Opus Dei come Prelatura personale.

6. Mons. del Portillo, quando venne in Polonia nell’ottobre del 1993, disse che l’attuale Pontefice non è soltanto il Santo Padre, ma che è anche un Padre Santo (per la sua santità personale e per la sua fedeltà alla dottrina). Cosa ci potrebbe dire sul Papa, anche nella prospettiva suo ormai prossimo settantacinquesimo compleanno?
In Spagna, quando si fanno gli auguri di compleanno, si è soliti dire: “Ti auguro di compierne molti di più”. Credo che ci sia un’espressione simile anche in Polonia. Questo è il mio augurio al Papa per il suo prossimo compleanno: esso esprime anche l’intenzione che ogni giorno formulo davanti a Dio nella preghiera. La Chiesa e il mondo hanno bisogno di Giovanni Paolo II. Non possiamo dimenticare che, per grazia dello Spirito Santo, egli è il Papa scelto da Dio per questa epoca storica. E tutti proviamo grande gioia vedendo come il Vicario di Cristo, nel suo servizio alla Chiesa e all’umanità, accetta la sfide attuali, seminando amore e fortificando la fede di tutti i cristiani.

Romana, Nº 21, Luglio-Dicembre 1995, p. 383-385.

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